sabato 26 maggio 2012

Ma quest'Europa, che cos’é?


Bella domanda. Con tutto quello che se ne parla... eppure credo che valga la pena riflettere un attimo su cosa sia, e cosa significhi, davvero, l’Europa. Perché c’é tanta, troppa (e voluta) confusione.



É DAVVERO L'UNIONE CHE FA LA FORZA?

Mi piace pensare all’Europa come unita, ma divisa allo stesso tempo. La scacchiera su cui giochiamo oggi si é ampliata notevolmente, e con essa gli orizzonti. Se un tempo arrivava al massimo ai bordi del vecchio continente, oggi é globale. In questo modo le differenze sono aumentate a tal punto da risaltare paradossalmente quello che abbiamo in comune. L’essere uomini. E, per noi europei, le nostre radici comuni. Che nascono da un’antica storia comune. Da un filo logico – non sempre pacifico – che si é sviluppato, nella sua complessitá e polivalenza, comunque per tutti allo stesso tempo. Dopo la seconda guerra mondiale qualcuno (il vero perché non é l’argomento di cui parliamo, ma varrebbe la pena approfondirlo) si rende conto che in fin dei conti é arrivato il momento di guardare al di lá delle differenze che ci hanno portato 30 anni di guerra. Per farle diventare opportunitá, invece che causa di problemi. A ben vedere, si tratta di qualcosa di fantastico. É bellissimo. É vero progresso.

L’Europa, da quel momento, diventa un polo di vero progresso. Diventa un sogno. Si distingue da tutto il resto del mondo. Non si tratta del vecchio motto opportunistico “l’unione fa la forza”. No, non c’é niente da guadagnare dall’essere uniti se non se ne capisce il perché. La vera rivoluzione qui, sta nel riconoscere la nostra diversitá e nel guardare oltre. Nell’ampliare la visione d’insieme elevandosí un po’ piú in alto, per vedere che é proprio quella la nostra ricchezza. In realtá qui si parla di cooperazione, non di unione. Un corpo umano non sopravviverebbe se fosse solo composto di cuori. Di quello ne serve uno. Come di un fegato e di un cervello e cosí via. Ma perché l’organismo funzioni bene davvero, essi devono conoscere le loro funzioni alla perfezione, lavorare bene e cooperare bene. Io rimango con quell’idea di Europa, non con quella che oggi ci sbandierano in continuazione davanti agli occhi. L’Europa unita, l’Europa piatta. L’Europa uguale per tutti. A me piace l’idea di un Europa cooperativa che si arricchisce grazie alle proprie mille identitá.



UN'EUROPA PER L'EUROPA

Perché é bene che rimaniamo diversi e lo riconosciamo, affinché la diversitá non torni ad essere tabú e pretesto di guerre. E perché cooperare non significa fingere di essere uguali questo la storia ce lo ha insegnato fin troppo bene. Se si ignora questo, possono solo nascere problemi. Problemi di ipocrisia.

Perché le stesse regole non valgono per tutti. Perché bisogna conoscere il proprio territorio alla perfezione per poterlo amministrare al meglio. Credo che la sovranitá (che appartiene al popolo) vada gestita nella maniera piú locale possibile per potersi adattare alla vera realtá di ogni luogo. Poi, quello che serve dall’alto, é una visione comune per coordinare le politiche locali. Per dargli una direzione chiara e condivisa. Servono principi e valori. Ma poco altro.
A vederla cosí, si direbbe che quello che abbiamo in comune per davvero, é che siamo uomini. Uomini che percorrono quotidianamente strade talvolta profondamente diverse, su uno sfondo storico-culturale e ambientale distinto. Ma dopotutto uomini che hanno le stesse aspirazioni di giustizia, felicitá e amore. L’Europa deve essere questo. Deve essere qualcosa che, a costo di sembrare mieloso e inutile, ci dia una direzione da seguire. Qualora ce la dimentichiamo, calati come siamo nella realtá di tutti i giorni. Deve essere qualcosa di elevato. Qualcosa di “al di sopra”, che veda lontano. Che superi le barriere del tempo e dello spazio, laddove noi uomini spesso restiamo intrappolati. Quello deve essere il suo fine ultimo e unico. Per il resto, occorre che il potere sia gestito laddove va applicato.



SOVRANITÁ E DELOCALIZZAZIONE

Credo che non dovremmo cedere nessun tipo di sovranitá a nessun tipo di ente sovranazionale. Anzi, credo che dovremmo recuperare buona parte della nostra sovranitá a livello sotto-nazionale, a livello locale. Ci sarebbero meno sprechi, piú fiducia e piú partecipazione. Credo che il sistema organizzato gerarchicamente vada piú che bene. Ma credo che serva renderlo piú efficiente, evitando livelli di gestione ripetitivi e inutilianalizzando le vere prioritá. Il vero potere deve restare vicino il piú possibile alla persona, all’uomo. In modo che si adatti alla realtá e rimanga reale. Piú potere ai comuni, dunque. O perfino ai quartieri, nelle grandi cittá. Le province? Non servono, grazie. Le regioni e gli Stati? Discutiamo il loro ruolo. Ma che l’Europa ci sia, e che faccia l’Europa dandoci una direzione giusta da seguire. Una direzione valutata in maniera olistica, che abbia come fine ultimo la realizzazione personale dell’uomo nella sua interezza. E nel rispetto dei suoi diritti, come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.



EURO, DENARO E MONETA

E non credo che la sovranitá monetaria debba rimanere in mano all’Europa. L’Euro potrebbe rimanere, come mezzo di scambio comune europeo, ma essere affiancato da monete nazionali. O meglio ancora, da monete regionali. Il cambio con l’Euro tornerebbe ad essere stabilito nello specifico per ogni valuta nazionale. Cosí come si fa oggi col Dollaro, ad esempio.
Inoltre sono convinto che servano piú e piú monete locali. Lo scambio tra monete locali e nazionali sarebbe sempre 1 a 1, ma queste servirebbero a favorire l’economia locale, a riportarci con i piedi per terra e a far sí che tutti gli ingranaggi del sistema si muovano, e non solo quelli trainanti. E servirebbe a  creare sacche di resilienza, cioé quella capacitá di un sistema di resistere agli urti, ai traumi. A creare attorno ad ogni realtá locale quell’insieme di attivitá produttive fondamentali (alimentazione, energia, casa, lavoro) per assicurare il suo corretto funzionamento, indipendentemente da eventi esterni ad essa.

Ma soprattutto, soprattutto, che la moneta torni ad essere emessa liberamente dallo Stato. O, al livello che si voglia, dalla pubblica amministrazione. Basta con l’emissione privata di moneta a debito. Basta con l’imperialismo della finanza. Basta con il potere privato delle banche internazionali. Basta con l’indebitamento e la schiavitú di intere popolazioni. Basta con la speculazione. Basta con l’FMI, la Banca Mondiale e ora pure l’ESM. Basta con l’usura e il ricatto legalizzato. Quella é la vera cosa da cambiare. E quella si puó cambiare solo localizzando l’emissione di moneta e facendola tornare in mano pubblica. Adeguandola alla realtá produttiva e all’economia locale. Per emetterla quando serve, favorendo attivitá produttive utili alla comunitá e controllando cosí l’inflazione. E scordarsi del debito pubblico. Che tornerebbe letteralmente a significare qualcosa che noi dobbiamo a noi. Pari e patta, grazie.



UN'EUROPA PER IL MONDO INTERO

Io credo nell’Europa. Credo che sia un modello di sviluppo positivo e che si debba differenziare ulteriormente dal resto di quello che vediamo sulla scena mondiale. Imperialismo cannibale mascherato da libero mercato mascherato da sogno americano, e dittatura mascherata da capitalismo di stato mascherato da comunismo cinese. Fuori, ne abbiamo avuto abbastanza.
É ora di dare spazio a un modello di sviluppo che riconosca il valore dell’uomo, prima di ogni altra cosa. Che sia per davvero uno sviluppo sostenibile. Che punti sull’indipendenza energetica, sulla salvaguardia delle risorse naturali, sul rispetto dei diritti umani, sull’educazione e la sanitá pubblica e di qualitá, sul libero accesso e sulla conservazione della cultura in tutte le sue manifestazioni, sull’innovazione scientifico-tecnologica, sul lavoro come strumento di realizzazione personale e non schiavitú. Un modello che punti sulla cooperazione del diverso, invece che sull’appiattimento e l’unificazione.

Io credo che l’Europa debba essere questo. Credo che l’Europa possa essere questo e che in parte giá oggi lo sia. Credo che un sistema del genere, a volerlo tutti per davvero, possa funzionare. E allora l’Europa sarebbe il modello da seguire per tutti. Un modello non imposto e che non impone soluzioni, ma che suggerisce un metodo con l’esempio. Metodo che si adatterebbe poi necessariamente alla specificitá locale. Esaltandola invece che appiattirla. E il mondo intero ne beneficerebbe, arricchendosi invece che impoverendosi continuamente.





Ma anche qui, come sempre, il discorso é deviato, esacerbato, ideologicizzato. Posizioni estreme e partitiche. Gioco ben noto che conviene a qualcuno. Svegliamoci...

...non esiste solo bianco o nero, esiste quello che vogliamo,
in tutte le sue possibili sfumature...

...ragioniamo sul cuore della questione
e andiamo al di lá del problema contingente...

...immaginiamo il nostro mondo, il migliore dei mondi possibili...

...se non si danno le cause per il sorgere di un problema,
non dovremo cercarvi poi una soluzione





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