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martedì 23 settembre 2014

In marcia per il nostro futuro

Pubblico di seguito il mio intervento integrale in occasione della Marcia per il Clima a Rimini, Giovedì 18 Settembre 2014. Quel giorno abbiamo inaugurato una serie di manifestazioni a livello globale sfociate domenica 21 Settembre in più di 2'600 eventi organizzati in 156 paesi diversi, per un totale di oltre 165'000 persone scese in piazza a dimostrare la loro determinazione a vivere in un Mondo pulito e rinnovabile al 100%.

La testimonianza di quella giornata è un gruppo di persone come te che si sta organizzando a Rimini per continuare la mobilitazione, la sensibilizzazione e la promozione di attività che aiutino a migliorare le nostre prospettive future. Aspettiamo anche il tuo contributo, qualsiasi esso sia sarà il benvenuto. Per info ci trovi su:

Facebook: Marcia Globale per il Clima a Rimini
Twitter: @climarimini

Chi non avesse voglia di leggere tutto si porti a casa almeno questo messaggio:

"Capite quello che sta succedendo attorno a voi, e poi guardatevi dentro e capite quanto sia importante agire. E allora iniziate, ognuno per sé, a fare la vostra parte. Fate la cosa giusta, la gente seguirà il vostro esempio e la storia vi darà ragione. E allora davvero saremo in tanti. E non potranno non ascoltarci. Ma faccio qui una scommessa: in quel momento, nel momento in cui saremo davvero in tanti a fare quello che serve, non ci importerà più essere o meno ascoltati. Perché avremo già risolto il nostro problema."


Marcia Globale per il Clima a Rimini, ci trovi su Facebook e su twitter come @climarimini

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In marcia per il nostro futuro

“Oggi è quando inizia la nostra storia, la storia di un momento unico nel cammino dell’uomo. Non l’abbiamo scelto, ci è capitato. Ogni generazione ha avuto le sue gatte da pelare, a noi ne è toccata una bella grossa. È la lotta del nostro tempo. Siamo i primi a sentire gli effetti dello sconvolgimento climatico, e allo stesso tempo gli ultimi a poter fare qualcosa per fermarlo. Siamo chiamati ad affrontare un problema che in futuro determinerà dove vivremo, come vivremo, e se vivremo.”

Parlare da qui oggi per me è molto importante, perché posso fare la mia parte. In quanto cittadino di questo pianeta, esattamente come voi, ho il potere e il dovere di fare la mia parte, esattamente come voi.

Per parlare dei cambiamenti climatici dobbiamo capire razionalmente cosa sta succedendo prima di tutto, dobbiamo parlare di scienza. Ma capire non basta, bisogna fare qualcosa, e per fare servono le motivazioni, la voglia, la passione. Per questo oggi proverò sí a parlare ai vostri cervelli, ma per una volta anche ai vostri cuori.

Conoscete l’IPCC? È l’agenzia intergovernativa sul cambio climatico, il più autorevole organismo internazionale sul tema. È composto da scienziati di tutto il mondo che in maniera volontaria raccolgono ed esaminano dati scientifici (pubblicati in tutto il mondo) per capire essenzialmente tre cose. La prima: esiste il cambio climatico, e se si, è dovuto alle azioni dell’uomo? La seconda, quali sono gli impatti, le conseguenze, e come possiamo fare noi per adattarci ad esse. E la terza: possiamo addirittura mitigarle, cioè ridurle, visto che ormai tornare indietro del tutto non si può?
Piú o meno ogni 5 anni dal 1990 l’IPCC rilascia un rapporto che è un po’ la bibbia del cambio climatico, visto che descrive la nostra attuale conoscenza di una materia incredibilmente complessa. Conoscenza che poi deve servire a stabilire una base comune a livello globale affinché la politica possa prendere decisioni informate ed efficaci, su una questione che riguarda tutti.
Bene nell’ultimo rapporto, rilasciato proprio quest’anno, l’IPCC ci dice che un paio di cose fondamentali sono diventate finalmente chiare. Si, il cambio climatico è una realtà, esiste, non se lo sono inventato gli hippies. E si, non per volerci autoflagellare, ma abbiamo anche capito che è palesemente dovuto alle nostre azioni.
Nel 2007 l’IPCC ha vinto il premio Nobel per la pace, assieme ad Al Gore, autore del film “An inconvenient truth”, tradotto in italiano come una scomoda verità. Questo perché studiando un problema così grande da riguardare il mondo intero, si prevengono letteralmente le future guerre per le risorse. Ma anche perché a soffrire maggiormente degli impatti del cambio climatico saranno, manco a dirlo, i più poveri e vulnerabili. E quindi cercare modi per risolverlo è un modo per aumentare la giustizia e l’eguaglianza a livello mondiale.


I FATTI

Ma di cosa stiamo parlando? Spesso si fa confusione tra cambiamento climatico, riscaldamento globale, effetto serra... queste cose non sono la stessa cosa, ma una la causa dell’altra: il cambio climatico è provocato dal SURriscaldamento gobale, che a sua volta è provocato dall’effetto serra.  In realtà funziona un po’ come una coperta: immaginatevi l’intero pianeta avvolto in una coperta di lana, va a finire che si scalda. Quella coperta è fatta di CO2 e di altri gas detti climalteranti, che assorbono il calore che la Terra emette dopo esser stata riscaldata dal Sole e lo rimbalzano di nuovo verso il basso contribuendo a scaldarla. Oltre alla CO2 i più importanti sono il vapore acqueo, il metano e il protossido di azoto. Questo effetto coperta non è un male in sé, giacché senza di esso non si potrebbe abitare questo pianeta perché sarebbe troppo freddo. Il problema è quando la coperta di lana si ispessisce sempre di più: va a finire che si scalda troppo, surriscaldamento globale. È provato, l’abbiamo misurato, abbiamo capito fuori da ogni dubbio che tutto questo è dovuto principalmente alle nostre attività.


Le cause

C’è stato un momento nella storia dell’uomo, a partire da metà 800’, in cui abbiamo scoperto di avere sotto i piedi una fonte di energia incredibile, concentratissima e ampiamente disponibile: i combustibili fossili, carbone, gas naturale e petrolio. Erano talmente abbondanti e densi di energia da farci ubriacare, energia praticamente gratis. E siccome senza energia non si fa nulla, ma con l’energia si può fare tutto, ecco la rivoluzione industriale, lo sviluppo tecnologico e l’emergere della società moderna. Qualsiasi cosa che facciamo o che usiamo oggi dipende in tutto e per tutto da consumi spropositati di energia fossile: per arrivare fin qui, per scaldare e illuminare le nostre case, per scaldare l’acqua e ormai perfino per tostare il pane a colazione.
Ma da quell’ubriacatura non ci siamo mai veramente ripresi, ci siamo abituati talmente bene che ne usiamo molta più di quella che ci serve, semplicemente perché possiamo. Ecco allora nascere, più che la società dei consumi, la società degli sprechi: oggi divoriamo quantità enormi di energia, spesso in maniera del tutto inutile e spesso male, usandone di piú di quella che realmente ci servirebbe.
Ma tendiamo a dimenticarci, e non dovremmo, di un’altra conseguenza dell’utilizzo dell’energia fossile, cioè che per produrla stiamo bruciando combustibili che inevitabilmente liberano la famosa CO2. 

Ecco da dove ha inizio tutto: il nostro stile di vita, combinato con un sistema che si basa sui combustibili fossili, ci costringe a liberare sempre più CO2 in atmosfera, da cui il surriscaldamento globale, da cui il cambio climatico.


Alcune conseguenze

Avete presente i tifoni e le tempeste tropicali? Sapete perché si chiamano tropicali? Perché avvengono ai tropici, e avvengono ai tropici perché ai tropici fa caldo, e allora l’acqua evapora molto di più e si concentra in atmosfera provocando proprio la nascita di queste tempeste che non fanno altro che scaricare l’eccesso di energia accumulato dalla terra. Già da qui capiamo che non si tratta di andare a lavorare in infradito anche di inverno, c’è molto di più: è molto probabile che di questo andazzo gli eventi estremi aumentino di frequenza e intensità, arrivando anche in regioni dove prima non si verificavano. E quindi mareggiate, inondazioni, piene eccezionali e frane provocate dal dissesto idrogeologico.

Altre cose che ci possiamo aspettare è la trasformazione degli ecosistemi tradizionali, visto che la vita dovrà adattarsi a condizioni climatiche diverse da quelle che abbiamo connosciuto finora. Questo include la desertificazione di aree prima fertili, con conseguente diminuzione della produzione agricola e difficoltà negli approvvigionamenti idrici. In poche parole: meno cibo e meno acqua, oppure cibo e acqua più cari che poi è la stessa cosa. Ma anche la proliferazione di malattie tropicali in zone dove un tempo non vi erano, l’innalzamento del livello del mare che a sua volta favorisce le mareggiate e inondazioni, lo scioglimento dei ghiacci: tutto questo richiederà alle economie del futuro di adattarsi a condizioni che prima non conoscevano. Cosa succede se dove si sciava non c’è più la neve, oppure se dove si andava al mare non c’è più la spiaggia o dove si pescava non c’è più pesce? Tutto questo, è inutile dirlo, porterà a migrazioni. E già si verificano le prime che riguardano qualche sperduta isola del pacifico di cui a nessuno importa nulla, ma di cui ci ricorderemo tutti quando forse sarà troppo tardi e ci renderemo conto di quanto siamo stati miopi.

Prevenire è meglio che curare si diceva. Il problema è che nel nostro caso inizia a essere troppo tardi per prevenire, dobbiamo imparare a convivere con le conseguenze e cercare di non fare altri danni in futuro.
Per questo a livello internazionale è stato stabilito un accordo di di cui forse avrete sentito parlare, per non innalzare la temperatura media globale di oltre 2 °C rispetto ai livelli del 1990. È un limite che piace perché è un numero tondo e fa sembrare tutta la questione semplice, ma non ci assicura nessuna sicurezza: renderebbe accettabile gli impatti e i rischi, permettendoci con grandi sforzi di adattarci in qualche modo, ma evitando probabilmente il punto di non ritorno.


Perché tanta fretta?

Già, perché se una cosa abbiamo capito è che la questione è tremendamente complicata e potrebbe sfuggirci di mano. La Terra è un sistema che si auto-regola, ma che potrebbe farlo su scale che non sono compatibili con la nostra vita su di essa. Le variabili in gioco qui sono tantissime, ma iniziamo a intravvedere alcune situazioni che dobbiamo assolutamente evitare, in cui gli effetti di un processo vanno a rafforzare le cause del processo stesso, in una spirale di causa-effetto in cui il processo si amplifica sempre di più. E proprio per questo, diventa estremamente urgente risolvere questo problema.

Vi faccio tre esempi:
  1. Lo scioglimento delle calotte polari: è dovuto al surriscaldamento globale e a sua volta lo amplifica, visto che fa diminuire la percentuale bianca del pianeta che come uno specchio riflette la luce senza assorbirla. Se dove c’era del ghiaggio oggi c’è un bell’oceano blu scuro, l’energia solare non viene riflessa ma assorbita, contribuendo ancora di più al riscaldamento globale che scioglierà ancora più i ghiacci etc.
  2. Lo scioglimento dei ghiacci perenni della tundra in siberia, da cui si libererebbero grandi quantità di metano, un gas climalterante 33 volte più potente della CO2. Se il riscaldamento globale scioglie i ghiacci della tundra libera il metano che contribuisce ancora di più a surriscaldare il pianeta.
  3. L’acidificazione degli oceani, il più grande serbatoio al mondo di CO2 (più della foresta amazzonica) ma che diventano sempre più acidi assorbendola, impedendo a specie alla base della catena alimentare (come il plankton e i coralli) di sopravvivere, con conseguenze enormi per gli ecosistemi acquatici ma anche terrestri. Inoltre recenti studi ci dicono che proprio il fitoplankton è la maggior fonte di composti che in atmosfera favoriscono la formazione delle nuvole, che riflettendo parte della luce solare aiutano a mitigare il riscaldamento globale. Percui anche l’acidificazione degli oceani potrebbe innescare un meccanismo di feedback positivo.

Tre esempi che vi danno un’idea di quante cose ci sono da capire, e quante variabili da considerare, e di quanto sia seria la questione e quandto sia facile che sfugga al nostro controllo. Per cui capirete ora quanto è importante rispondere a questa sfida, farlo bene e farlo il prima possibile. Sono 20 anni invece, dalle prime conferenze sul clima, che si parla molto e si stringe poco.
Per risolvere sfide come queste, serve un livello di cooperazione internazionale mai visto prima. Fino ad oggi invece, quello che abbiamo ricevuto è stata tanta ipocrisia. Basta pensare che gli stessi firmatari dell’accordo sui 2 °C hanno approvato misure che porteranno complessivamente ad un innalzamento di 6 °C della temperatura media globale, un livello a cui la civilità come oggi la conosciamo non sarà più possibile. Per non arrivare a questo punto dobbiamo lasciare l’80% delle riserve conosciute nel suolo. Capite come questo sia difficile sia per noi che per le compagnie petrolifere.


COSA FARE?

A questo punto la vostra domanda dovrebbe essere: cosa facciamo? Ve lo dico io cosa facciamo: ci rimbocchiamo le maniche e invece che stare ad aspettare la fine col telecomando il mano iniziamo a fare tutto quello che possiamo per rallentare questo processo (perché fermarlo ormai non riusciremo) e per adattarci al meglio alle sue conseguenze.

Non possiamo aspettare che qualcuno da qualche parte prenda qualche decisione. I politici che facciano le leggi giuste, gli scienziati che inventino miracoli tecnologici o i preti che mettano una buona parola per noi con chi conta lassú. Certo, anche loro dovranno fare la propria parte, e siamo qui oggi anche per questo. Ma non possiamo pretendere che risolvano i problemi che abbiamo contribuito a creare se non facciamo anche noi la nostra. Serve che ognuno di noi si attivi e prenda in mano il proprio destino. Pensateci: siamo stati noi che, consapevoli o meno, con le nostre azioni quotidiane abbiamo provocato tutto questo. Com’è stato possibile? Ci siamo messi daccordo per farlo? C’era da qualche parte scritto un piano per arrivare nel 2014 in questa situazione, con l’acqua alla gola? O forse qualcuno ha iniziato a scavare, a usare l’energia fossile, ha visto che conveniva e gli altri hanno semplicemente seguito? E allora vi chiedo: cosa ci impedisce di fare esattamente lo stesso, ma in una direzione migliore, intraprendendo una strada che non vada cozzare contro la natura ma ci vada a braccetto, la rispetti e ne possa trarre giovamento?

Sono le nostre azioni che determinano, che lo vogliamo o no, il futuro che vivremo. Che ne siate o meno consapevoli, è quello che fate oggi che definisce quello che sarete o che potrete fare domani. Che danno forma al mondo in cui vivrete. E allora pensate al vostro stile di vita, pensate a come potete consumare di meno e consumare meglio. Energia, cibo, rifiuti, acqua, trasporti... tutto conta, perché per tutto serve energia, e quindi tutto contribuisce al cambio climatico e tutto può mitigarlo. Per cui vi prego, non sentitevi stupidi nel cambiare le piccole abitudini, perché sono proprio quelle a lungo andare che fanno la differenza. Sono quelle che contagiano chi vi sta attorno ed arrivano a raggiungere le grandi scale, molto piú di un like su Facebook!
Anche se vi può sembrare assurdo, fate molto di più piantando uno dei piccoli alberelli che vi abbiamo dato oggi, o cambiando le abitudini di quello che fate ogni giorno. Prendete la bici o camminate se potete. Mangiate meno carne possibile, comprate prodotti biologici e locali. Fate attenzione a quello che comprate, comprate solo quello che veramente vi serve. Usate meno energia per fare quello che vi serve, e fate attenzione che provenga il più possibile da fonti pulite e rinnovabili. Tra di queste vi ricordo che c’è la vostra energia muscolare, che non fa male tornare ad usare di più perché tiene in allenamento. Parlate ai vostri amici ed educate i vostri figli a convivere in armonia con la natura, a rispettarla.
Tutto questo, sommando assieme quello che ognuno di noi nel suo piccolo può fare, a grande scala può davvero fare la differenza. E soprattutto, dipende solo da voi e la vostra volontà di vivere in un futuro migliore. Non dovete aspettare niente o nessuno per farlo.


L'emergenza della vita

Quest’ultima parte è dedicata in particolare a quelli che ancora non sono convinti da questo discorso da boy-scout. C’è una cosa, in natura, che si chiama emergenza. Non intendo qui uno stato di eccezionale e improvvisa necessità, ma quando qualcosa che prima non c’era emerge inaspettatamente da un’associazione di molte cose più semplici. La vita stessa è un fenomeno emergente: molte cellule assieme fanno un tessuto e molti tessuti fanno un organo, molti organi fanno un organismo: voi. Ognuno di voi è un fenomeno emergente, la prova vivente che unire le forze di quei miliardi di cellule conveniva. La nostra capacità di volere e di pensare, di provare emozioni è qualcosa che non esiste a livello delle molecole che formano il nostro corpo. Possiamo solo provarle una volta che diventiamo persone. Allo stesso modo, questa piazza è qualcosa di emergente. Ognuno di voi può fare delle cose come dicevamo, ma una piazza come questa può fare cose che trascendono quello che chiunque di voi può fare individualmente.

E allora perché diciamo che oggi #contaesserci, perché in una giornata così ci guardiamo attorno e ci sentiamo parte di qualcosa di più grande, di emergente appunto. Ci sentiamo parte di una piazza intera. E in questi giorni, in tutto il mondo, in mille altre piazze come questa milioni di persone come noi si staranno guardando negli occhi, facendo emergere qualcosa che prima non c’era, qualcosa di straordinario, di mai visto prima. Una coscienza collettiva che basta aspettare, bisogna agire, bisogna fare qualcosa.
Siamo qui per chiederlo ai politici, certo. Quello è il loro lavoro, li paghiamo per per ascoltarci e rispondere alle nostre esigenze, e non ce ne dimentichiamo. Ma queste piazze in connessione oggi e domani dovranno arrivare ben oltre. Dovranno arrivare a connettere ciascuno di noi, con quello che sappiamo e con quello che facciamo. Abbiamo di fronte un compito straordinario e verremo ricordati in futuro come quelli che hanno risposto ad una delle più grandi sfide della storia.


La lotta di tutti

Ma non pensiate che sia una questione per ambientalisti, è anche e forse soprattutto una questione di diritti umani e di giustizia sociale. Questo è un movimento che ha mille sfaccettature, perché è talmente importante da poterle riunire. C’è un enorme varietà e diversità in questa piazza oggi e ci sarà domenica in tutte le piazze del mondo. Movimenti per la sovranità alimentare, per il diritto all’acqua, per le energie rinnovabili, per la giustizia sociale, per l’equità nello sviluppo... tutte assieme con un unica voce, quella del più grande movimento mai visto nella storia dell’uomo. Quello di una specie che chiede in coro a un pugno dei suoi eletti di darsi la possibilità di sopravvivere.
E di farlo nell’unico posto in cui sappiamo esser possibile: il pianeta Terra. Cercate di capire l’eccezionale bellezza e unicità della situazione che viviamo oggi: la Terra è un sistema unico nell’Universo conosciuto. Un sistema meraviglioso che ci permette di vivere. Non potremmo farlo in nessun altro posto, gli unici che hanno qualcosa da perdere siamo proprio noi. Qui non si tratta di salvare il pianeta. Significa di salvare noi. In qualche modo, magari martoriato, il pianeta sopravviverà altri miliardi di anni, magari molto diverso da come lo conosciamo ma sopravviverà. Ma noi? Cosa faremo se si creeranno, anche per effetto delle nostre azioni, delle condizioni in cui vivere non sarà più così facile come abbiamo sempre conosciuto, o addirittura non sarà possibile?

Chi ha figli pensi che a quanti anni avranno tra 15 o 20 anni, quando dovremo verificare se abbiamo o meno ragginto gli obbiettivi che ci diamo oggi, e se sono stati o meno efficaci. Pensi a come vivranno loro allora, per le scelte che noi avremo o non avremo fatto oggi.

Ora non siete più un gruppo di persone, siete una piazza. E tra qualche giorno leggete le notizie, vi accorgerete che non solo siete una piazza, siete una rete mondiale. Non molleremo, sempliceamente perché non possiamo. Non molleremo, semplicemente perché se non lo facciamo noi, e voi con noi, non lo fará nessuno al posto nostro.

Capite quello che sta succedendo attorno a voi, e poi guardatevi dentro e capite quanto sia importante agire. E allora iniziate, ognuno per sé, a fare la vostra parte. Fate la cosa giusta, la gente seguirà il vostro esempio e la storia vi darà ragione. E allora davvero saremo in tanti. E non potranno non ascoltarci. Ma faccio qui una scommessa: in quel momento, nel momento in cui saremo davvero in tanti a fare quello che serve, non ci importerà più essere o meno ascoltati. Perché avremo già risolto il nostro problema.

Grazie di cuore per esserci stati.


#sosteniamoci   #marciaperilclimarimini   #contaesserci   #peoplesclimate

giovedì 2 febbraio 2012

Un mondo nuovo – Prefazione


Ci sono due autori inglesi che mi colpirono particolarmente quando li studiai a scuola. Sono Aldous Huxley e George Orwell. Entrambi descrivevano il mondo del futuro, immaginandosi la societá che verrá. Entrambi basandosi su quello che vedevano attorno a loro mentre scrivevano. Entrambi sono incredibilmente abili a cogliere le pecche della societá, le cause profonde che stanno alle radici dei suoi problemi o che lasciano presupporre future instabilitá. Entrambi le prendono e le esacerbano, le ingigantiscono e le parodiano, costruendo – grazie alla propria immaginazione ma anche capacitá analitica e di logica sociale – il ritratto di una societá che non riconosciamo, ma che in realtá dipinge perfettamente la nostra attuale, essendone caricatura. Una societá futuristica che é allo stesso tempo passato e, tristemente, presente piú che mai.

In Brave New World, Huxley si immagina un mondo diviso in caste. In 5 caste. La procreazione avviene solo ed esclusivamente in maniera artificiale, in vitro. In questo modo la popolazione mondiale puó essere controllata quantitativamente, mantendendola al livello stabile di 2 miliardi in modo da assicurare il benessere a tutti, ma anche – e soprattutto – qualitativamente. Vale a dire che i feti vengono condizionati sin dalle prime fasi dello sviluppo artificialmente, attraverso sostanze chimiche o stimoli esterni, in modo da determinarne lo sviluppo fisico, emotivo e mentale. Ne deriva una societá caratterizzata da una piramide di caste in cui la larga base é composta da individui brutti, deboli e stupidi (e pertanto facilmente controllabili), progressivamente fino ad arrivare all’elite dei belli, forti e intelligenti che governano il mondo. Visto che nessuno é, letteralmente, progettato per altro se non ció che sará destinato a fare nella propria vita, sia pulire pavimenti o dirigere grandi imprese, tutti sono felici. Nessuno ha aspirazioni al di fuori delle proprie capacitá. Nessuno ha aspirazioni al di fuori del proprio destino prestabilito. In una societá come questa il sesso é pura attivitá ricreativa, incoraggiata fin dalla pubertá, secondo il lemma “tutti sono di tutti”, ogni persona vive in maniera del tutto individualistica e il concetto di famiglia assume un senso di tabú al pari di quello che per noi oggi é la pornografia. Esiste poi una droga allucinogena legalizzata e fornita a tutti dal governo, al pari del cibo e tutte gli altri beni di prima necessitá, in funzione della classe sociale di appartenenza. In questo modo il dolore e la tristezza vengono eliminati dal sistema, un sistema in cui tutti vivono felici e seguono le proprie vite programmate.

Orwell in quel capolavoro che é 1984 prevede il controllo in massa della popolazione mondiale attraverso uno spinto sistema di censura preventiva misto a manipolazione delle notizie da parte di un regime tirannico. Tra la miriade di dettagli che invitano a riflettere leggendo questo libro, trovo particolarmente interessante l’idea dei 2 minuti di odio giornalieri, in cui tutti i lavoratori di tutto lo stato si riuniscono in dei cinema per inveire e scaricare qualsiasi pulsione negativa, frustrazione e rabbia sulle immagini del “nemico” che vengono proiettate. In questo modo riescono poi a rimanersene buoni tutto il resto del giorno e possono essere manipolati molto piú facilmente. L’odio come strumento di controllo. Senza lasciare inosservato il fatto che c’è, e ci deve sempre essere, un nemico comune da combattere. Non importa chi, puó anche cambiare nel tempo, l’importante é che ci sia. Un nemico esterno, cui far fronte comune e da poter trattare come capro espiatorio per tutti i mali della societá e le sofferenze del genere umano.
Se esiste UN libro che mi sento di raccomandare di leggere a chiunque, é proprio 1984. È un libro che va letto al di lá del suo significato letterale, in chiave allegorica. Va letto cercando di identificare i tratti in comune con la societá in cui viviamo oggi. A quel punto non potrá che sorgervi una domanda: o il signor Orwell é da considerare a buon titolo come il vero profeta dei nostri giorni, avendo descritto gli aspetti piú intimi del mondo in cui viviamo e di quello verso cui ci incamminiamo nei minimi dettagli, oppure semplicemente le cose non sono poi sostanzialmente cambiate tanto da quel 1948 in cui scrisse il libro. Fatto sta che a guardarla bene la descrizione della societá di 1984 fa venire i brividi.

Bene, ispirato da questi due lucidi visionari, credo sia un esercizio utile per chiunque cercare di fare altrettanto. Se non altro per riflettere su verso cosa stiamo andando. Personalmente, voglio provare a fare questo esercizio. Un esercizio di immaginazione e di creazione, ma anche di logica applicata, analisi e razionalitá. Voglio provare ad immaginarmi la societá del futuro, il mio mondo nuovo. Oggi é il 2012. Vediamo come potrebbe essere la societá che vorrei nel 2021. Tra 9 anni. Contrariamente ai signori Orwell e Huxley peró, il mio mondo nuovo ci deve dare speranza. Essi dipingevano infatti un mondo in cui nessuno vorrebbe vivere, esercitando di fatto il sacro diritto di denuncia sociale e con il nobile scopo di mobilitare le masse affinché non si raggiungesse quello stadio. Io voglio invece cercare di avere un approccio opposto. Voglio cioé descrivere il mondo cosí come vorrei che fosse, ma allo stesso tempo anche cosí come effettivamente potrebbe essere. Se solo lo volessimo davvero. Voglio fare un esercizio di concretezza, niente fantascienza, solo basi concrete e attuali: tecnologie che esistono e di cui giá si parla, coniugate a nuovi modi di pensare che giá si stanno radicando in fette sempre piú grandi della popolazione, usate per concretizzare le aspirazioni comuni del genere umano.

E vivere, finalmente vivere e non esistere, in pace.

Vorrei cercare di riassumere il tutto in una serie di post sulla civiltá nel 2021 cosí come potrebbe essere se solo facessimo i nostri compiti a casa oggi.  Vediamo un po’.

Partiamo quindi dal principio fondamentale: prima di tutto il buonsenso. È sicuramente da lí che bisogna partire. Nel corso della storia l’uomo ha cambiato le sue abitudini di vita in base alle scoperte tecnologiche. Il nostro stile di vita si é sempre adattato al tempo in cui abbiamo vissuto. Ultimamente (si parla grossomodo del periodo che inizia verso fine 800’) il tratto piú saliente e che certamente ha infuenzato ogni singolo aspetto della nostra vita é la disponibilitá in abbondanza e a basso prezzo dei combustibili fossili. I combustibili fossili sono cosí utili e utilizzati perché hanno un potere energetico incommensurabile rispetto a qualsiasi altra cosa, eccetto l’energia nucleare, e si possono trasportare facilmente. Si tratta di materiali formatisi attraverso processi durati milioni di anni attraverso cui l’energia solare si trasforma in materia organica prima (piante), che si decompone poi in questi composti. In altre parole, un concentrato incredibile di energia. Scoperto questo, l’uomo si sente onnipotente. Ha piú energia a sua disposizione che mai. Immaginatevi un uomo cui viene regalata per la prima volta un automobile: le stesse distanze che avrebbe coperto in decine di giorni le puó coprire in qualche ora. O un contadino che deve arare un terreno: il lavoro di due giorni fatto in qualche ora grazie a un trattore. Beh questa sensazione di onnipotenza ci ha dato alla testa. Abbiamo dapprima riverito questo nuovo eccezionale potere, poi abbiamo iniziato ad abituarci e darlo per scontato, pensando che non finisse mai e contravvenendo al principio base per la nostra sopravvivenza: adattarci al tempo in cui viviamo, ai suoi problemi ma anche alle sue nuove possibilitá. Concentrandoci pressoché esclusivamente sul breve termine, per definizione una pianificazione che uno non definirebbe proprio strategica. Abbiamo cioé iniziato a vivere al di sopra delle nostre possibilitá, al di sopra dei nostri stessi bisogni, al di sopra di quello che da sempre ci era stato concesso. Drogati dai combustibili fossili, viviamo in una societá vecchia di cent'anni che altro non ha fatto se non esasperarsi, senza realmente migliorare.

In un poco piú di un secolo siamo stati testimoni di un progresso tecnologico e industriale mai visto. Fin qui tutto bene, ma poiché si basa proprio su un modello in cui diamo per scontata l’abbondanza di combustibili fossili, si tratta di un modello fallace. Non si tratta qui di dire che prima o poi si esauriranno, quello lo sanno tutti. La vera follia qui, la vera mancanza di buonsenso é dimenticarsi che ben prima che arrivi quel giorno dovremo fare a meno di loro, perché costerá troppo averli ed usarli. Essendo risorsa non rinnovabile, ai ritmi crescenti con cui la utilizziamo la loro disponibilitá cade in picchiata ogni giorno piú velocemente. Le conseguenze sono prima di tutto che i piú forti cercano di accaparrarsele per quanto possono, ma anche –  come é logico – che usiamo prima quello piú facile da trovare e lasciamo per ultimo quello piú difficile. Un esempio efficace é che se una volta con l’energia fornita da un barile di petrolio se ne potevano estrarre circa 100, e di buona qualitá, oggi si arriva a malapena a 15 in media, e non sempre altrettanto buono. Significa sí che c’é sempre meno petrolio, ma anche che ce ne resta sempre di minor qualitá e sempre piú difficile da estrarre. Il risultato é uno solo: costa, e costerá, sempre di piú. Si arriverá al punto in cui non conviene nemmeno piú provarci. Ma giá da prima tutto il sistema andrá in tilt, quando in un mondo in cui ogni processo é legato a doppio filo al petrolio (agricoltura, produzione industriale, trasporti, farmaceutico etc.), e vista la sua sempre maggior scarsezza, TUTTO aumenterá esponenzialmente di prezzo.

Tradotto in soldoni: stiamo puntando sul cavallo sbagliato. 
Ed assomiglia molto ad un all in.

E allora cerchiamo di iniziare da lí, dal buonsenso. Non cerchiamo di fermare il nostro orizzonte a qualche decina d’anni (o in molti casi anche meno), cerchiamo qualche soluzione che possa garantirci finalmente di vivere tranquillamente e in pace per sempre. 

In linea di massima, questo é il mondo nuovo che vorrei.